Dal capitalismo all’uomo tecnocratico

a cura di Andrea Grieco 

Il sistema economico fondato sul consumismo, che incita alla crescita dei  desideri, non solo è stato costruito artificialmente per depotenziare l’idea della democrazicapitalismoa – che non è mai esistita, ma per chiudere gli uomini nella stanza dei giocattoli, esattamente come si fa con i bambini per tenerli a bada e controllarli agevolmente. L’uomo che trotta per produrre i giochini delle multinazionali, non pensa a ciò che fa, anzi non pensa affatto, non potendo vedere oltre il suo portone di casa; e pertanto lo si può indirizzare, controllare, sfruttare e manipolare a piacimento, giacché non capisce ciò che fa e le ragioni del suo operare, in breve non comprende il senso del suo lavoro. Egli vede solo il guadagno immediato, vale a dire lo stipendio, così come l’imprenditore vede esclusivamente il profitto della sua azienda. Ora, in tutto questo gioco c’è la vecchia tendenza umana di sopraffazione da parte dei pochi sui molti. Non è una novità, poiché, come dice giustamente l’Ecclesiaste: “Nulla di nuovo sotto il sole, ciò che è già stato, e ciò che sarà già ora lo è”. La struttura produttiva del sistema è stata voluta e sviluppata in tal senso, allo scopo di favorire e agevolare quel controllo di cui si è detto. Nei tempi moderni, in particolare, è stata messa in piedi, qui in Europa, col piano Marshall, dopo la sconfitta della II guerra mondiale di Germania, Italia e Giappone, per piegare nazioni come l’Italia alle richieste energetiche ed economiche della macchina anglo-americana (quindi capiamo bene l’impossibilità e l’ingenuità di Mattei di riuscire nella sua puerile – seppur nobile – impresa, nella pretesa cioè di fare accordi diretti con i petrolieri arabi). Quindi, non solo c’è la gestione dell’economia finanziaria da parte di una casta apolide di banchieri e finanzieri privati con l’intenzione di controllare le attività produttive, ma anche quella dell’energia e della produzione alimentare, nonché delle comunicazioni, da parte delle multinazionali, con il fine di tenere gli uomini schiacciati anche materialmente e mentalmente. Il controllo è effettivamente totale: pochi si accorgono che basta un nonnulla, in queste condizioni, per mettere in ginocchio nazioni intere e in tempi rapidi: è spaventoso. il capitalismo consumistico odierno, nella sua strutturazione di radicamento materiale e culturale, necessita del sistema produttivo militare-industriale, in modo da garantire un controllo totale del mondo. Oggi abbiamo intere metropoli la cui esistenza dipende dalle pompe idrauliche mosse da centrali nucleari: si ferma la centrale e non c’è più acqua da bere per milioni di individui. E la logistica alimentare ha la stessa struttura. La tecnocrazia ha creato la possibilità dell’esistenza di sette miliardi di corpi fisici, e li tiene in ostaggio come suoi fedelissimi servitori: ostaggi di una programmazione industriale, di una struttura logistica, che distribuisce in modo verticistico e quindi dispotico i beni essenziali. L’esplosione demografica è infatti venuta insieme all’espansione industriale. L’industria poi si è creata una sovrastruttura, che è la finanza ora mondialista, che è da considerarsi come ingegneria sociale, estorsione del consenso attraverso la leva dell’interesse privato dell’uomo, divenuto bottegaio speculatore. La Borsa educa quotidianamente gli investitori a considerare numeri gli esseri umani. Lo stesso accadde con il comunismo come movimento “rivoluzionario”, dato che la fame di terra dei braccianti era il motore egoistico di tante “elevate” determinazioni ideali. Lo strumento di potere diviene così fine a se stesso, e alla fine travolge ogni ideale, e il fine ultimo diviene il puro galleggiamento della macchina del potere. L’ossessione per il controllo sociale diviene l’elemento principe. E perciò costoro studiano e tentano di prevedere il caos, facendone lo strumento in grado di affondare le barche altrui, in un’ottica quindi che è totalitaria per necessità: la loro filosofia è stravincere. Quando si parla di economia si parla in realtà di galleggiamento di un sistema di potere. L’obiettivo è creare un mondo dispotico, dove ogni cosa è dipendente dalla grande macchina del sistema, poiché ciò significa ricattare gli umani che ci vivono dentro. E significa perciò tenerli in pugno, perché per la media delle persone l’esistenza è tutto un grande cieco ricatto. E’ un mercato dove si compra e si vende ogni cosa. Quando i gestori del mercato della materia umana divengono così potenti, da identificarsi con “il sistema globale”, si pongono fuori dagli enti percepiti, divengono il Dio del loro mondo artificiale, potente perché nascosto; invisibile perché non influenzabile, essendo il punto di equilibrio del sistema. Cosa si deve fare?  Smettere in primo luogo di irrorare il sistema dal basso. Questo significa sacrifici e rinunce e un modo diverso di percepire la realtà, che deve essere un modo più spirituale, non materiale. E’ chiaro che questa, essendo una scelta radicale, come uno tsunami sconvolgerebbe tutto e in modo tale da attuare un crollo verticale delle società (che quello delle torri gemelle è un’inezia), da cui – ammesso possa avvenire – non si uscirebbe certamente illesi. A ben vedere, la visione materialistica della vita, non solo è falsa ed insensata sotto l’aspetto teoretico, ma del tutto dannosa soprattutto dal punto di vista pratico, poiché piega l’essere umano nel vizio, lo tiene sempre più stretto nella morsa del bisogno (quando lo scopo è l’opposto, ossia la liberazione dal bisogno). Pertanto, la forma non può che essere quella spirituale (non razionale) quella cioè che si pone sopra e al di là della ragione. Questa non ha alcuna utilità materiale, non cerca alcun profitto, giacché è antagonista alla materia, e perciò non può essere vista dal sistema, è invisibile per sua natura. Essa cerca solo la sua realizzazione in una dimensione che trascende la fisicità espressiva del mondo, in una forma che non è più volontaristica in senso stringente, bensì nolontaristica, schopenhauerianamente intesa. Ecco il punto. Ma ciò non è possibile attuarlo con questa umanità, perché non capirebbe. Sebbene la conoscenza di questi machiavellici meccanismi umani, vecchi di millenni tra l’altro, siano l’unico modo per rompere le catene della schiavitù, cioè pretendere che un grassone che per decenni si è ingozzato a crepapelle, smetta improvvisamente di ingozzarsi, oppure che un fumatore incallito smetta di fumare, è cosa impossibile: entrambi sono nel vizio e col vizio periranno. Questa è un’umanità che è nata e si è sviluppata come prodotto dell’industria e della tecnocrazia, non solo cioè in quanto a forma mentis, ma anche in un senso antropologico: sono cambiate le facce e i corpi, come Pasolini aveva già messo in luce!

©Andrea Grieco, Materiale coperto da Copyright, riproduzione riservata.

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